Eravamo a Ponza, in vacanza con i miei suoceri. Una di quelle sere belle, col tramonto, il porto pieno di gente abbronzata e quell’aria da “adesso facciamo qualcosa di carino, ma senza esagerare”.
Io, per essere chiara, non avevo proposto niente. Ero già in modalità pareo, ciabatte e sopravvivenza minima. Poi mia suocera vede il cartello:
“Escursione serale in barca con fondo trasparente.”
Pesci, sassolini, acqua illuminata, tramonto, atmosfera romantica. Tutto molto bello, sulla carta. Lei si illumina e fa:
“Dai, facciamola. Che cosa carina.”
E lì ho capito che la serata aveva appena preso una direzione sbagliata.
La barca, bisogna dirlo, era davvero bella. Moderna, lucine sotto, fondo trasparente, sembrava di stare dentro un acquario gigante. Partiamo dal porto di Ponza tutti contenti. Il mare era calmo, il cielo iniziava a scurirsi, la gente parlava piano come in chiesa. Io, per un attimo, ho perfino pensato:
“Dai, magari stavolta mi rilasso davvero.”
Errore.
Dopo un quarto d’ora, il mare ha deciso che avevamo avuto abbastanza poesia.
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