Quando racconto questa storia, la gente pensa sempre che stia esagerando.

«Ma dai, impossibile. Come fai a salire sull’aereo sbagliato?»

È esattamente quello che pensavo anch’io. Prima che succedesse a me.

Era uno di quei viaggi organizzati nei minimi dettagli. Avevo bisogno di staccare qualche giorno e mi ero concessa una breve fuga a Nizza: albergo prenotato da mesi, ristoranti salvati nelle note del telefono, una cartella piena di screenshot e persino una lista delle cose da vedere in ordine di distanza, perché sì, quando parto divento leggermente ossessiva.

La mattina del volo, però, ero distrutta.

Mi ero alzata prima dell’alba, avevo dormito poco e avevo passato il tragitto verso l’aeroporto con un unico pensiero in testa: trovare il mio posto sull’aereo e dormire.

Per questo non diedi peso a nulla.

Non al gate affollato.

Non alle conversazioni che sentivo attorno a me.

Non agli annunci che uscivano dagli altoparlanti.

Mostrai il documento, passai il controllo e salii a bordo convinta che, nel giro di un paio d’ore, avrei visto il mare della Costa Azzurra.

Mi sistemai vicino al finestrino, infilai le cuffiette e chiusi gli occhi.

Il problema è che, quando finalmente li riaprii, iniziai ad avere una strana sensazione.

Non era qualcosa di preciso.