Controllai il telefono.

Controllai il biglietto.

Controllai la carta d’imbarco.

Controllai tutto almeno cinque volte, come se gli oggetti potessero improvvisamente cambiare da soli e rimettere le cose a posto.

Non lo fecero.

Ero davvero su un aereo diretto in Tunisia.

A quel punto mancava troppo poco all’atterraggio per fare qualunque cosa.

Restai seduta a fissare il finestrino mentre cercavo di ricostruire mentalmente ogni passaggio della mattinata.

Dov’era successo?

Quando avevo sbagliato?

Com’era possibile che nessuno se ne fosse accorto?

Più ci pensavo, meno trovavo una risposta.

Quando l’aereo toccò terra, invece di sentirmi meglio mi venne quasi da ridere.

Avevo prenotazioni inutilizzabili, programmi saltati, un albergo che mi aspettava in Francia e io mi trovavo a centinaia di chilometri di distanza, in un Paese che non avevo mai pensato di visitare.

Le prime ore furono un disastro.

Telefonate.

Prenotazioni da cancellare.

Conti da rifare.

Tentativi disperati di trovare una soluzione sensata.

Poi, a un certo punto, mi fermai.

E mi resi conto che tanto ormai era successo.

Potevo passare il resto della giornata ad arrabbiarmi oppure uscire dall’aeroporto e vedere dove ero finita.

Scelsi la seconda opzione.

Ed è qui che la storia prende una piega che nessuno si aspetta.

Perché quella che doveva essere la peggiore esperienza di viaggio della mia vita si trasformò lentamente in una delle più assurde e memorabili.

Iniziai a esplorare senza programmi.

Entrai in locali che non avevo trovato su nessuna guida.

Parlai con persone che non avrei mai incontrato se tutto fosse andato secondo i piani.

Mi persi più volte.

Mangiai benissimo.

E accumulai una quantità di aneddoti che ancora oggi vengono fuori a ogni cena tra amici.

Quando finalmente tornai a casa, tutti volevano sapere com’era andata la vacanza.

«Allora? Nizza meritava?»

Io sorridevo sempre prima di rispondere.

«Non ne ho la minima idea. Però se volete vi racconto come sono finita per sbaglio a Tunisi.»