Durante un viaggio a Madrid prenotiamo un hotel che online si presentava come una struttura “minimalista e moderna”. Le foto mostravano un bagno da rivista di design: vetri fumé, luci LED soffuse, rubinetteria futuristica e quell’estetica nordica che ti fa pensare che chiunque ci abbia soggiornato sia uscito più elegante di come era entrato.

La realtà, però, era leggermente diversa.

Entriamo in camera e ci troviamo davanti un bagno che sembrava progettato da un architetto depresso durante una crisi esistenziale, con un budget composto esclusivamente da vetro e sofferenza.

Il primo campanello d’allarme arriva subito.

La porta del bagno non si chiude.

Ma nemmeno si apre del tutto.

È una lastra di vetro scorrevole bloccata permanentemente a metà corsa, una soluzione che garantisce la privacy solo alle persone già unite da anni di terapia di coppia o da un evento traumatico condiviso.

Decidiamo di ignorare il problema e lavarci le mani.

Apriamo il rubinetto.

Niente.