Più che una doccia sembrava un’installazione artistica sul concetto di pioggia. Un gocciolamento lento, meditativo, quasi spirituale. Non serviva a lavarsi, serviva a riflettere sul significato della pulizia.
Dopo venti minuti sotto quel filo d’acqua ero bagnata quanto una pianta da appartamento.
Poi arriva il momento del water.
Sul pannello di controllo ci sono tre pulsanti con simboli che sembrano usciti da un manuale di comunicazione extraterrestre.
Premo il primo.
Niente.
Premo il secondo.
Niente.
Premo il terzo.
Un getto misterioso parte improvvisamente nella direzione sbagliata e mi convince che forse alcune tecnologie non erano ancora pronte per essere immesse sul mercato.
A quel punto torniamo alla reception e chiediamo se sia possibile cambiare stanza.
La risposta arriva immediata.
“Tutte le stanze sono così.”
Silenzio.
“È design.”
E lì capisci che non stai combattendo contro un guasto. Stai combattendo contro una filosofia.
Valutazione finale: hotel perfetto per chi desidera vivere un’esperienza futuristica in cui l’acqua compare solo quando ne ha voglia, le porte sono un concetto relativo e ogni funzione del bagno rappresenta una sorpresa.
Consigliato a chi vuole smettere di lavarsi, comunicare col partner esclusivamente tramite linguaggio dei segni e riscoprire con commozione le fontanelle pubbliche.
Dopo quel soggiorno abbiamo rivalutato perfino i bagni delle stazioni ferroviarie.