Noi dovevamo fare una cosa semplicissima: atterrare ad Atene, prendere la macchina a noleggio e andare verso Patrasso, dove poi ci saremmo fermati un paio di giorni prima di proseguire. Niente di avventuroso, niente di strano. Una roba tranquilla, almeno sulla carta.

Eravamo io, mio marito, i nostri due bambini e i suoi genitori. Già partire in sei non era esattamente il mio ideale di vacanza rilassante, perché quando ci sono di mezzo i suoceri sai già che, anche se va tutto bene, comunque un po’ di stress te lo porti dietro. Però avevamo deciso di prenderla con filosofia. Volo andato bene, bambini abbastanza tranquilli, bagagli recuperati senza drammi. In quel momento ancora pensavo che forse, per una volta, sarebbe filato tutto liscio.

Appena arriviamo al noleggio auto, comincia il problema.

La macchina che ci danno è col cambio manuale. Per me nessun problema, per mio marito nemmeno. Per mio suocero invece sì, anche se lui ovviamente non l’avrebbe mai ammesso neanche sotto tortura. Lui è il classico uomo che, se sente che qualcun altro può fare una cosa al posto suo, la vive come un affronto personale. Quindi appena vede le chiavi fa subito: “Guido io”.

Io e mio marito ci guardiamo. Già lì avevamo capito che non era aria.

Mio marito prova anche a dirgli, con calma, “guarda che magari guido io, così siamo più tranquilli, c’è traffico, siamo stanchi, lasciamo perdere”. Niente. Mio suocero si impunta. Inizia con il solito discorso che fa sempre: che lui guida da quarant’anni, che non ha bisogno di lezioni, che non siamo mica bambini, che una macchina è una macchina. Tutto molto bello, peccato che dopo due minuti si capiva benissimo che con quel cambio non era per niente sicuro.

Partiamo dal noleggio e già ai primi metri la macchina strattona. Ma proprio tanto. Quella cosa brutta che senti subito che c’è qualcosa che non va, ma non è la macchina: è chi la sta guidando. Prima marcia messa male. Poi seconda che gratta. Poi si spegne quasi in mezzo alla strada. Dietro di noi iniziano subito a suonare.

E lì parte il nervoso vero.

Atene, caldo, traffico, macchine ovunque, clacson continui, i bambini già stanchi dal viaggio e noi chiusi in auto con mio suocero che faceva finta di avere tutto sotto controllo mentre era evidente che non sapeva gestire quella macchina. Più gli altri suonavano, più lui si agitava. Più si agitava, peggio guidava. Una scena assurda.

Mia suocera intanto iniziava a parlare a raffica. Non per aiutare, ovviamente. No. Per innervosirlo ancora di più. Tipo “vai piano”, “attento”, “ma che fai?”, “te l’avevo detto”, che è esattamente il genere di commento utilissimo che serve in questi casi. Mio marito zitto, rigido, con quella faccia tipica di quando sai che sta per succedere un casino ma ormai sei dentro e non puoi scendere. Io dietro, con i bambini, cercando di fare la calma, ma dentro ero già furiosa.

A un certo punto la macchina comincia proprio a fare odore di bruciato.