Eravamo in vacanza nel nord della Sardegna, in una casa presa dalle parti di Costa Paradiso, e il rientro prevedeva il traghetto da Porto Torres. Questo almeno era il piano. Il biglietto c’era, la data era giusta, l’orario pure. L’unico dettaglio che avrebbe meritato un’attenzione superiore ai tre secondi era il porto di partenza, ma evidentemente quel giorno nessuno di noi due era disposto a riconoscere che leggere bene un biglietto avrebbe potuto evitarci parecchie ore di rovina.

Parlo di anni in cui non esisteva il navigatore che ti rimette in riga, non c’erano telefoni da tirare fuori al volo per controllare una mappa, e se sbagliavi strada te ne accorgevi come si faceva una volta: tardi, male e con crescente umiliazione. Si andava con i cartelli, con le indicazioni chieste nei bar, con le cartine piegate così tante volte da non richiudersi più come prima, e soprattutto con la fiducia malriposta nel fatto che uno dei due, nella coppia, sapesse cosa stava facendo. Nel nostro caso non lo sapeva nessuno, ma mio marito quel giorno si muoveva con l’aria di chi non avrebbe mai ammesso una cosa del genere nemmeno sotto interrogatorio.

Il biglietto se l’era tenuto lui per tutta la vacanza. Stava nel marsupio, piegato in quattro insieme agli scontrini del supermercato, alle ricevute del traghetto d’andata, ai documenti della macchina e a una cartina stradale della Sardegna aperta e richiusa così tante volte da sembrare un tovagliolo sopravvissuto a una sagra. Io l’avevo visto di sfuggita il giorno prima, abbastanza per sapere che saremmo partiti da Porto Torres, ma non abbastanza da pensare che quell’informazione andasse difesa con i denti.

La mattina della partenza era cominciata già storta, come cominciano sempre i rientri. Valigie richiuse in fretta, roba che fino al giorno prima sembrava stare comodamente negli armadi e all’improvviso non entrava più da nessuna parte, asciugamani ancora umidi infilati in buste di plastica, sabbia nei sedili, bottigliette mezze vuote in macchina, l’ansia di lasciare la casa in ordine e contemporaneamente l’ansia di arrivare in porto con un anticipo che non ci facesse salire ultimi come disperati.