Di recente abbiamo rifatto la reception del motel. Un bel cubo di vetro e ferro che lo vedrebbe persino Bocelli. Nonostante questo, dopo la conta delle capocciate ai vetri, risolta con vasi da terra, adesivi con scritto RECEPTION e altri deliziosi ornamenti, il suo aspetto continua a turbare alcuni clienti particolarmente brillanti.
Durante la notte, tanto per aggiungere qualcosa di fresco, arriva un’auto con due coppie giovani. Si fermano alla sbarra e, invece di scendere ed entrare, mi fissano e urlano qualcosa tipo “snbahjabisnahakabanareception”. Io rispondo con la mia consueta grazia e con gesti che vogliono dire: “non sento una mazza, se magari scendi ne parliamo”.
Entra quella che guidava e mi chiede:
“DOV’È IL MOTEL??”
Io, per un attimo stupita, mi guardo intorno pensando di essere stata traslata in un altro luogo. Le faccio un gesto largo con le braccia, come a dire “è tutto intorno a noi”, stile Banca Mediolanum ma senza bastone.
“OK MA DOVE SI ENTRA??”
Intanto, figlia mia, identifichiamoci. Hai prenotato? Hai chiamato?
“SÌ ABBIAMO CHIAMATO PER LE DUE CAMERE”
Perfetto, allora per favore ho bisogno di tutti i documenti.
“MA POI COME ENTRIAMO?”
Poi ve lo spiego. Una cosa alla volta.