Sono partita da Milano alle 6:40 del mattino, convinta che un car sharing fosse la scelta più razionale per raggiungere Marsiglia.
Otto ore dichiarate. Prezzo onesto. Autista con ottime recensioni. “Persona tranquilla, guida fluida”. Le recensioni sono il nuovo oroscopo.

Il punto di incontro è un parcheggio laterale vicino alla stazione. Arrivo in anticipo. L’auto è già lì, una station wagon diesel grigia, non sporca ma vissuta. Il guidatore è uno sui quarant’anni, jeans comodi, felpa tecnica, l’aria di chi ha fatto della macchina un’estensione della propria personalità.

Saliamo in quattro.
Davanti una ragazza che va a trovare il compagno a Marsiglia. Lo chiama “amore” già al telefono.
Dietro con me un ragazzo con uno zaino enorme, cuffie sempre addosso, zero contatto visivo.
Io al centro, incastrata tra zaino e sportello.

Partiamo.

Dopo dieci minuti noto che non stiamo andando verso l’autostrada. Penso a un errore temporaneo. Dopo venti minuti lo chiedo. Lui risponde tranquillo che evita le autostrade “quando può” perché lo stressano. Dice che “si risparmia e si viaggia meglio”. Nessuno replica. Io guardo il navigatore sul telefono e vedo il tempo aumentare.