Io e la mia ragazza abbiamo un talento raro: trasformare anche una vacanza breve in una sequenza di micro-disastri perfettamente coordinati. Non parlo di tragedie, ma di quella sfiga sottile, persistente, che ti segue come un’umidità nelle ossa.
Nel 2023 siamo stati una settimana in Sardegna: ha piovuto praticamente ogni giorno. Pioggia vera, quella che non concede neanche l’illusione di “magari schiarisce”. Da allora, ogni volta che prenotiamo qualcosa, il meteo sembra consultare il nostro calendario.
Lo scorso anno doveva essere diverso. Due giorni in montagna per festeggiare il terzo anniversario. Alto Adige, hotel vicino alle piste, area relax con piscina, sauna, tutto molto “ce lo meritiamo”.
Il destino, corretto come sempre, ci manda un’email due settimane prima: l’hotel deve chiudere proprio nei giorni del nostro soggiorno. Ci offrono rimborso o cambio date. Noi, fiduciosi, spostiamo al weekend successivo.
Partiamo in mattinata. Tre ore di autostrada, arriviamo, ci cambiamo al volo e ripartiamo subito per andare a sciare. Premessa fondamentale: io non ho mai sciato in vita mia. Zero. La mia ragazza non scia da dieci anni e ricorda vagamente come si frena “più o meno”.
Non abbiamo pianificato nulla. Nessun maestro prenotato, nessuna idea su come gestire la giornata. Io so solo che, senza una lezione, rischio la morte civile e forse anche quella fisica.
Arriviamo al comprensorio, noleggiamo l’attrezzatura, compriamo lo skipass e solo dopo realizziamo che manca l’unica cosa essenziale: la scuola sci. La cerchiamo per mezz’ora camminando con gli scarponi, che scopro in quel momento pesare quanto un frigorifero ciascuno. Finalmente la troviamo. Un maestro è disponibile… tra due ore.
Lascia un commento