Sono già le dodici e mezza. Abbiamo speso un capitale e decidiamo comunque di “provare”. Lei riesce a fare un paio di piste, riprende un minimo la mano. Io percorro pochi metri alla volta, cadendo con una dignità sempre minore. La neve entra ovunque, anche in posti che non sapevo esistessero.
La lezione, quando finalmente arriva, va sorprendentemente bene. Imparo le basi, smetto di cadere, mi sento quasi una persona funzionale. Peccato che siano già le quattro del pomeriggio e il sole stia lentamente sparendo dietro le montagne, come a dire: bravi, ora basta.
Decidiamo di salire in funivia fino alla cima. Io soffro un po’ di vertigini, cosa che realizzo troppo tardi, quando la cabina inizia a salire molto più in alto di quanto il mio cervello fosse pronto ad accettare. Trascorro il tragitto stringendo i denti e pensando a tutte le scelte sbagliate della mia vita.
Bilancio della giornata: abbiamo sciato pochissimo, speso tantissimo, ma io ho imparato qualcosa. Ci consoliamo pensando alla serata in hotel: piscina, sauna, relax assoluto.
Ovviamente no.
Restituiamo l’attrezzatura. Mentre la mia ragazza si toglie uno scarpone, quello le scivola di mano e cade esattamente sull’alluce dell’altro piede, già libero. Unghia nera immediata. Dolore che non avevo mai visto su un volto umano.
Torniamo in hotel, chiediamo ghiaccio, leggiamo su internet cosa fare. Gamba sollevata, antidolorifico, speranza. Passa un’ora e mezza. Il dolore non cala minimamente. Andiamo al pronto soccorso.