Le fanno due buchini sull’unghia per far uscire il sangue. Lei esce sorridendo. Le chiedo se le hanno dato qualcosa di forte. No, ma va un po’ meglio. Ci avvisano che potrebbe esserci una frattura e che, se il dolore non passa, dovremo tornare la mattina per una radiografia.
Rientriamo in hotel alle nove di sera. Mangiamo lì, perché ormai è tardi e la receptionist, gentilissima, ci ha aiutati per tutto. Niente SPA, niente piscina, niente sauna. Con quel piede non si può fare nulla. E poi il dolore torna. Un altro antidolorifico. Il dito si gonfia. Non è più solo l’unghia: è tutto il dito.
Torniamo di nuovo in pronto soccorso. Ci spiegano che la radiografia si fa solo la mattina, perché il radiologo non c’è. Ci danno un antidolorifico più forte e ci rimandano a letto.
Dormiamo poco. La mattina facciamo colazione e decidiamo di ripartire con calma. Check-out alle 10:30, e ormai il weekend è finito.
In macchina, tornando a casa, facciamo i conti. La cifra è spaventosa. Per aver sciato pochissimo, non aver fatto neanche un minuto di relax, e aver passato l’anniversario tra pronto soccorso, ghiaccio e antidolorifici.
La montagna era bellissima. Noi un po’ meno.
Ma almeno abbiamo confermato una cosa: la nostra sfiga è costante. E sorprendentemente affidabile.