Io e Luca avevamo deciso di fare un weekend “terapeutico”.
Il nostro psicoterapeuta di coppia ci aveva dato un compito preciso:
«Andate da qualche parte senza discutere. Una gita breve. Un’isola vicina.»
E io: «Perfetto, Ustica.»
E Luca: «Sì, ma niente drammi come l’ultima volta, ok?»
«Io? Drammatica? Ma figurati.»
La partenza da Palermo
Arriviamo al porto di Palermo alle 7:20. Io già nervosa, lui già insofferente.
«Hai stampato i biglietti?»
«Li ho sul telefono.»
«Sì, ma e se ti si spegne?»
«Perché mai dovrebbe spegnersi alle sette e venti del mattino?!»
«Perché tu non credi mai alla batteria. La sottovaluti.»
Primo litigio alle 7:24. Record.
Salpiamo alle 8:00. Il mare è una tavola. Ci sediamo sul ponte. Io cerco di rilassarmi. Luca si arma di cuffiette: segno universalmente riconosciuto di “non ho voglia di parlare”.
Dopo venti minuti di navigazione, sentiamo un BOOM.
Non uno normale. Uno di quelli che ti fanno pensare:
Ok, ora affonda tutto e divento una leggenda di mare contro la mia volontà.
Il traghetto si ferma.
Fermo. Immobile.
Silenzio irreale.
Un turista tedesco urla:
«DAS WAR NICHT NORMAL!»
E io: «No, caro mio, per niente.»
Un membro dell’equipaggio ci rassicura:
«Signori, non vi preoccupate… è solo un problemino al motore.»
Sì. Un problemino. Come chiamare il Titanic “un fraintendimento nautico”.
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