Vivo in Spagna da cinque anni, abbastanza per dire “vale, sí, tranquilo” con la stessa rassegnazione di un nativo, ma non abbastanza da capire i meccanismi segreti dei treni regionali baschi.
Quel mercoledì mattina dovevo andare a Ordizia per un incontro di lavoro: una riunione importantissima, di quelle in cui ti giochi la faccia, la professionalità e, se va male, anche la voglia di vivere.
Parto da Irun alle 08:02, puntualissima come una svizzera trapiantata.
Il treno è quello giusto.
Il binario è quello giusto.
La direzione, teoricamente, pure.
La vita sorride.
O almeno pensavo.
MINUTO 17: LE PRIME AVVISAGLIE DEL MALE
Il paesaggio fuori dal finestrino cambia.
Io Ordizia la conosco: campi, colline, casette basche con i balconi pieni di gerani.
Quello che vedo io invece è… piatto. Troppo piatto.
E poi compaiono pannelli stradali con scritte in francese.
Mi dico: calma, magari è solo una deviazione momentanea.
Poi l’altoparlante gracchia:
“Prochaine arrêt: Bayonne.”
Bayonne.
Francia.
Io dovevo essere in Gipuzkoa, non in un remake ferroviario di Ratatouille.
Guardo il bigliettino sul mio telefono: Irun → Ordizia.
Guardo la mappa: stiamo salendo verso il confine.
Guardo gli altri passeggeri: hanno la stessa espressione di chi ha appena visto il proprio futuro andare a comprare le sigarette e non tornare più.
MINUTO 29: L’ANNUNCIO CHE UCCIDE OGNI SPERANZA
Il capotreno entra nel vagone e dice la frase che ancora oggi mi perseguita:
«Ci scusiamo, il treno ha preso la linea sbagliata. Procederemo fino a Toulouse.»
Toulouse.
Tre ore a nord-est.
In FRANCIA.
A me mancavano ventisei minuti per Ordizia e invece stavo facendo un Erasmus non richiesto.
Chiedo spiegazioni.
Un signore anziano davanti a me sussurra:
«Esto no passa desde 1984…»
Perfetto.
Mi è toccata l’edizione speciale.
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