Sono partita da Venezia con un volo per Tenerife Sud, convinta che qualche giorno tra spiagge nere e guachinches mi avrebbe purificata dai drammi dell’anno. E invece no. Perché con me c’era mia cugina Ofelia, quella che in famiglia definiscono “particolare”, ma solo perché “emergenza psichiatrica ambulante” suona male nelle chat dei parenti.

Ofelia ha 34 anni, tre ex mariti, un blog di astrologia che non legge nessuno e un vizio:
non resiste all’idea che ogni cosa, anche la più innocua, sia un segno del destino a lei riservato.

La mattina della partenza, mentre stiamo ancora facendo check-in a Venezia, vede un gabbiano che gracchia.
«È un presagio, Chiara» mi sussurra, spalancando gli occhi come se avesse avuto una visione mistica.
Io, con il trolley in mano: «Sì, il presagio che ti ruba la brioche se gliela lasci troppo vicina.»

Aereo. Io vorrei dormire. Lei no. Lei deve interpretare ogni vibrazione del velivolo come una comunicazione degli spiriti guida. Turbolenza?
«Ci stanno parlando!»
«Sì, ci stanno dicendo che c’è vento sopra le Canarie, Ofelia, calmati.»
Ma niente: scrive tutto sul suo taccuino “per i miei followers”. Followers che, ricordiamo, sono tre: sua madre, un bot russo e un ginecologo che ha sbagliato a cliccare.

Arriviamo a Tenerife Sud e già nel tragitto verso Costa Adeje succede la prima scena grottesca: vede un cactus enorme sul ciglio della strada, chiede al tassista di fermarsi e scende per abbracciarlo.
Non lo sfiora: lo abbraccia.
Il tassista si volta verso di me e dice, con un tono a metà tra la pena e l’irritazione:
«Se quiere, le dejo también en la farmacia.»
Io penso: magari direttamente al pronto soccorso, perché Ofelia ha ora due braccia piene di spine e l’entusiasmo di una sciamana in luna piena.