In hotel, Ofelia decide che la nostra stanza è infestata da “energie stagnanti”.
E come si purifica una stanza, secondo lei?
Aprendo tutto: porte, finestre, armadi, cassaforte.
A un certo punto sparisce anche un asciugamano rotolato dal vento, ma lei sostiene che “gli spiriti lo hanno liberato dal ciclo materiale”.
Per me lo sta usando una famiglia tedesca al terzo piano.
Il giorno dopo voglio andare a Playa de Benijo, un posto incredibile, onde possenti, rocce nere. Ci arriviamo. Io fotografo il panorama. Lei fotografa… dei gatti randagi.
«Mi parlano» dice.
«Miagolano» rispondo.
«No, mi chiedono di seguirli.»
E io, per non farla correre tra le scogliere come Moana la Disney de noantri, mi ci arrampico dietro.
I gatti spariscono.
Ofelia invece inizia a fare un rito di ringraziamento al mare. In topless.
Davanti a una coppia di francesi traumatizzati.
Io cerco di coprirla con un pareo mentre lei urla:
«Non bloccare il mio flusso cosmico!»
«Non bloccare il tuo flusso cosmico? Ofelia, stanno arrivando i bagnini, ti prego.»
La sera, per rilassarci, andiamo a cena in un guachinche a La Orotava. O almeno io volevo rilassarmi. Lei no: lei deve interrogare il cameriere sulle vibrazioni del vino rosso.
Poi tenta di leggere il futuro nella schiuma della papas arrugadas.
A un certo punto sostiene che la mia relazione fallirà “per colpa di un uomo dai capelli scuri che non conosco ancora”.
«Quello si chiama cameriere, Ofelia, ed è qui per portarci il mojo verde, non per rubarmi l’avvenire.»
La notte stessa sogno di strangolarla con un laccio di banane del mercato di Santa Cruz.