All’alba, quando mi sveglio, la vedo in balcone.
Sta parlando… con un piccione.
Sussurra: «Sei tu, vero, la mia guida animale?»
Il piccione, nervoso, le fa la cacca a ventaglio sul sandalo.
Lì capisco due cose:

  1. Gli animali non la riconoscono come sciamana.

  2. Neanche gli spiriti la sopportano più.

Riparto per Venezia da sola, lasciandola lì a “cercare segni del destino” tra i pappagalli ferali e i surfisti.
Durante il volo di ritorno penso solo una cosa:
per i miei prossimi viaggi, sceglierò la compagnia di un cactus vero.
Almeno quello non parla, non interpreta messaggi cosmici e, rispetto a mia cugina Ofelia, punge molto meno.