ORA 1 DI OSTAGGIO FERROVIARIO: BEN ARRIVATI A TOULOUSE
Arriviamo alla stazione Toulouse-Matabiau, dove ci parcheggiano su un binario morto, in attesa di un fantomatico “treno di recupero”.
C’è chi ride istericamente.
C’è chi chiama il lavoro dicendo: “non ci crederai mai, ma sono in Francia”.
C’è una signora che cerca di calmare il marito urlandogli: «È destino! Dovevamo visitare Tolosa!»
Lui la guarda come se fosse pronta per l’esorcismo.
Io invece sto mandando messaggi vocali pieni di ansia al mio capo:
«Senti… io giuro che sono PARTITA. Ero SUL treno giusto.
Solo che… ora sono in Francia.
Sì.
No, non sto scherzando.
Sì, davvero Francia.
No, non sono in vacanza.»
ORA 2 E 23 MINUTI: IL TRENO DI RECUPERO ARRIVA… MA È PEGGIO
Quando finalmente arriva il treno che dovrebbe riportarci verso Irun, scopriamo che:
– non ha aria condizionata
– ha sedili duri come il peccato
– viaggia con una lentezza che nemmeno un flusso di lava raffreddato
Partiamo.
Io sudata come se stessi attraversando l’Inferno in ciabatte.
Una bambina dietro di me piange a intermittenza, tipo metronomo della disperazione.
Una coppia francese discute se denunciare la compagnia ferroviaria “pour kidnapping”.
Il capotreno passa per controllare i biglietti.
Io gli chiedo quanto ci vorrà per tornare almeno in Spagna.
Lui, con la calma di chi ha rinunciato ai sentimenti, mi risponde:
«Difficile dirlo. Oggi il sistema di controllo ha… ehm… dato indicazioni non corrette.»
Traduzione:
Il GPS ha sbagliato strada con un treno intero.
ORA 5: FINALMENTE DI NUOVO A IRUN
Arriviamo a Irun come se fosse la Terra Promessa.
Da lì devo prendere di nuovo il treno per Ordizia, lo stesso che mi aveva tradita poche ore prima.
Ci penso un secondo.
Lo guardo.
Lui guarda me.
Io e quel treno abbiamo una storia ormai tossica. Non mi fido più.
Ma devo andare.
Salgo.
Il vagone è lo stesso.
Anche l’odore di aria viziata.
Mi faccio il segno della croce, pure se non sono credente.