Partivamo da Bergamo alle 8:00 con destinazione Piani dell’Avaro, convinti di passare una domenica tranquilla: panini, panorama e la nuova fidanzata del nostro amico — quella che finalmente, a suo dire, era intelligente, simpatica e pure “molto alla mano”.
Io non ero convinta, ma ok. Fidiamoci.
Alla partenza la vedo arrivare.
E lì capisco che la montagna, per lei, era solo un filtro Instagram.
Jumpsuit di raso color panna.
Sandali gioiello.
Mini-borsetta che manco ci stava un fazzoletto.
E un cardigan che sembrava rubato alla Barbie Ballerina.
«Ma… non hai scarpe da ginnastica?» chiede Silvia, con la delicatezza di un orso che si scaccola.
Lei sorride:
«Io? Vestirmi sportiva? Amore, ma per chi mi hai presa? Ho trent’anni.»
Perfetto. Condannati.
Partiamo. Dopo 12 metri netti lei inciampa in un sasso.
«Ragazzi fermiiii!»
«Che succede?»
«Mi sono entrati due sassolini nel sandalo! Potete aspettarmi?»
Due.
Li contava pure.
Ogni tre minuti dovevamo sostenerla per evitare che cadesse, saltare pozzanghere al posto suo (“il raso si rovina!”, urlava), deviare il percorso perché la salita era “troppo salita” e la discesa era “troppo discesa”.
La montagna, poverina, non aveva modo di compiacerla.
Il fidanzato, intanto, la guardava adorante:
«È solo delicata, è speciale… è la mia principessa.»
Prin-ci-pes-sa.
E noi scemi a credergli.
A pranzo tiriamo fuori panini, torte salate, termos di caffè.
Lei invece apre la borsetta e tira fuori tre cubetti di parmigiano.
Tre.
Li mangia come se fossero un pranzo di matrimonio.
Poi passa le ore a lamentarsi per la fame senza mai ammetterlo.
Caldo afoso, sudore, umidità.
Arriva inevitabile l’urgenza fisiologica.
«Dov’è il bagno?»
Silenzio.
«Eh… siamo in mezzo al bosco.»
«Come, in mezzo al bosco?»
«Eh.»
«Intendete che devo… farla… lì? All’aperto???»
Panico.
Angoscia.
Mini-apocalisse personale.
«E se un’ape mi punge? E se la pipì rimbalza sull’erba e mi va sui piedi?»
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