Partenza all’alba, matrimonio di amici all’estero, regalo già comprato, vestiti stirati, quella tensione da coppia che fingi di non sentire perché “dai, siamo in vacanza”. Bologna – Valencia, si insomma, niente di complicato.
Arriviamo al gate con un anticipo quasi imbarazzante. Tutto fila liscio finché non compare la signora del controllo bagagli, figura mitologica metà hostess metà boia.
«Quel trolley è troppo grande.»
«No guardi, è quello standard.»
«Non per questa compagnia.»
Misuratore.
Il trolley entra quasi.
Un angolo resta fuori.
Un centimetro.
Un maledettissimo centimetro.
«O paga o non sale.»
Lui mi guarda come se fossi io ad aver cucito il trolley durante la notte apposta per sabotarlo. Io lo guardo come se potesse risolvere la questione con la forza del pensiero.
Paghiamo.
Il volo, ovviamente, parte senza di noi perché mentre discutevamo il gate ha chiuso.
Primo volo perso.
Ore 6:47 del mattino.
Giornata lunga.
Riprenotiamo il secondo volo, sempre low cost, sempre con quella fiducia tossica che ti fa pensare: “Peggio di così non può andare.”
Spoiler numero due: può.
Passiamo cinque ore in aeroporto seduti a distanza di sicurezza emotiva.
Io controllo compulsivamente l’app della compagnia.
Lui dice frasi inutili tipo: «Vabbè, succede.»
Non succede.
Non a tutti.
Non così.
Redazione
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