Io resto da sola su una panchina di plastica, a piangere in silenzio guardando gente felice partire per luoghi normali.
Dormiamo in aeroporto.
Separati.
Lui su una sedia.
Io appoggiata allo zaino come se fosse un animale domestico.
Alle quattro del mattino lo rivedo.
Ha mangiato qualcosa.
Io no.
Non parliamo.
Il volo parte.
Atterriamo nella città sbagliata.
Prendiamo un treno lentissimo.
Silenzio tombale.
Odore di caffè freddo e fallimento.
Arriviamo a destinazione a matrimonio finito.
Riceviamo le foto sul gruppo WhatsApp.
Gli sposi felici.
La torta.
Noi in stazione, sfatti, con la stessa faccia di chi ha appena perso una guerra inutile.
Ci guardiamo.
Nessuno dice “ne è valsa la pena”.
Perché non è vero.
Siamo tornati a casa con meno soldi, meno pazienza e una consapevolezza nuova:
se sopravvivi a tre voli persi, una notte in aeroporto e una lite cosmica…
o vi lasciate lì, oppure vi sposate voi.
Noi, per ora, abbiamo solo cambiato compagnia aerea.