Il panico, la coppia, il delirio

Dopo 10 minuti senza muoverci, io inizio:

«Luca, dovevamo prendere l’aliscafo, te l’avevo detto.»
«Ma l’aliscafo costa di più!»
«E allora? Almeno andava!»
«Non possiamo saperlo.»
«Be’, ora lo sappiamo: questo non va.»

La signora davanti a noi si gira:
«Ragazzi… litigherete meno quando sarete disidratati. Fidatevi.»

Passano 40 minuti. Il mare è piatto, il sole picchia, l’aria puzza di nafta e pesce sconfitto.
La gente inizia a delirare.

Un uomo propone:
«Ragazzi, io so nuotare molto bene. Posso trainare la barca.»
Sua moglie gli dà uno schiaffetto sul braccio:
«Carlo, tu ti affatichi salendo le scale.»

Al minuto 62, arriva l’annuncio:

«Signori, un motore è esploso. Non è grave.»

Un motore.
È. Esploso.

Luca mi guarda e dice:
«Non fare scena.»

Lui sbuffa.
Io sbuffo più forte.
Stiamo per rompere di nuovo, e io penso che il terapeuta ci manderebbe volentieri entrambi a fondo.

Ci dicono che arriverà un rimorchiatore “a breve”.

“A breve” in Italia, su un traghetto alla deriva, significa tra una vita e la successiva.

Un bambino sente la parola “rimorchiatore” e chiede:
«Mamma, ma il signore che ci rimorchia è simpatico?»
«Speriamo.»

Due ore dopo siamo ancora lì.
Luca è rosso come un gambero.
Io sono lucida come un cannolo lasciato al sole.