Otto anni fa, un gruppo di sei amici — pieni di entusiasmo e completamente privi di buon senso — decide di conquistare Barcellona.
Biglietti presi, valigie fatte, programmi scritti a mano su un foglio che diceva solo: “SOLE – TAPAS – SANGRIA – RIFARE”.

Per l’alloggio, applichiamo la filosofia che ci ha sempre contraddistinti:
scegliere il più economico e pregare che non sia un garage con tetto spiovente.

L’annuncio diceva: “Zona tranquilla, collegata benissimo al centro”.
E noi, che non abbiamo neanche zoomato sulla mappa, abbiamo detto: “PERFETTO!”.

Benvenuti a… dove siamo?

Atterriamo pieni di vita.
Saliamo in metro.
Poi cambiamo metro.
Poi cambiamo metro di nuovo.
Dopo venti fermate e un viaggio che sembrava il pellegrinaggio verso Santiago, realizziamo una dura verità: