IL “BAGNO RIGENERANTE” NEL BOSCO

Il giorno seguente ci portano a fare un “bagno energetico” nella foresta.

Io immaginavo un percorso soft.
Invece ci fanno camminare scalzi sul terreno gelato “per connetterci alla Madre Terra”.

La Madre Terra, evidentemente, era in menopausa perché il terreno era ghiacciato come un bancale di surgelati.

Un tizio — credo uno degli operatori — ci dice:

«Se i piedi fanno male, è il corpo che espelle il superfluo.»

No, caro, è che sto camminando su sassi taglienti con l’alluce che implora pietà.

Ultimo trattamento del weekend: una sessione di “riattivazione dell’aura”.

La terapeuta mi passa addosso un pendolo, poi inizia a farmi domande intime come se fosse un test d’ingresso per una setta:

«Che rapporto hai col tuo passato?»
«E col dolore?»
«E con il denaro?»

Col denaro?
Male, dopo aver pagato voi.

A un certo punto capisco che non ce la faccio più.
Finita la sessione, preparo la valigia in silenzio mistico — mistico perché stavo pregando tutti gli dei di farmi arrivare alla macchina viva.

Prima di andare via, mi regalano una bustina di tisana detox.
Sul retro: “Da usare nei momenti bui”.

Cara, ne userò tre adesso mentre controllo il conto e realizzo che ho pagato per un’esperienza che mi ha lasciato:
– pelle abrasiva,
– un inizio di crisi spirituale,
– e una fame letale.

Sono partita per “ritrovare me stessa”.
Missione fallita.
L’unica cosa che ho ritrovato è stata la convinzione che, la prossima volta, per rilassarmi basta un bagno caldo a casa.