L’INIZIO DELLA FINE: LO SCRUB “RINASCITA”

L’estetista, una donna robusta con occhi da profetessa, mi fa spogliare e mi annuncia:

«Oggi liberiamo il passato. Lo sente bruciare? È l’energia antica che se ne va.»

No, signora, è la mia pelle che tenta la fuga.

Mi spalma addosso una mistura di sale grosso, alghe e qualcosa che al tatto ricordava la ghiaia del vialetto.
Poi, con una voce monotona, inizia a raccontarmi la storia del suo ex, scappato in Nepal con una maestra di yoga che “non crede nel sapone”.

Io, nuda e arrostita viva, fissavo il soffitto chiedendomi in che momento della mia vita avevo sbagliato così tanto.

Quando ha finito — o quando ha deciso che ero cotta a puntino — mi ha detto:

«Se vede chiazze rosse non si spaventi. Sono porte che si aprono.»

Sì, certo. Porte. Direi più ustioni di primo grado.


LA CENA MACROBIOTICA: IL CAPOLAVORO DEL DOLORE

A cena, in una sala illuminata come un interrogatorio, ci servono “la ciotola dell’equilibrio”:
un cubo di tofu che oscillava triste in mezzo a un brodino color lacrima.

Il cameriere — l’unico, perché lì pare che facciano tutto in tre — ci annuncia:

«Il tofu è stato marinato nelle nostre insicurezze.»

Io stavo marinando nella mia rabbia.

Accanto a me, una donna in velluto blu dice che questo posto le sta “aprendo il terzo occhio”.
Io avrei voluto aprire la porta d’emergenza e scappare giù per il pendio.