Giorno 1 – “Il Sigaro Maledetto”

Ma solo noi siamo riusciti a trasformare un addio al celibato in un triage di pronto soccorso a cielo aperto?
Giuro, raga: doveva essere un addio al celibato normale. Ibiza, tre giorni, cinque amici. Fine.

Siamo partiti in cinque da Milano: io, Mattia (lo sposo), Lollo, Ricky e Pitone.
Classico addio al celibato low-cost ma con grandi ambizioni: “Tre giorni a Ibiza, raga, cosa potrà mai andare storto?”

Poveri stolti, noi.

La giornata scorre bene: spiaggia, birre, sole, risate.
La sera andiamo in una discoteca gigantesca, Mattia è gasatissimo, balla come se fosse il suo ultimo giorno sulla Terra. In un certo senso… lo è stato.

All’uscita, alle quattro del mattino, Lollo vede un chiosco che vende sigari.

«Raga, momento simbolico: lo sposo deve fumare il sigaro della libertà.»

Io avrei preferito la libertà… da quell’idea.
Ma niente: Mattia prende sto coso enorme, lo accende, fa due tiri.

Due.

E in due secondi vedo la sua anima uscire dal corpo e chiedere asilo politico altrove.

Mattia sbianca.
Inizia a sudare freddo.
Barcolla.
Poi si accascia a terra come un pupazzo senza fili.

Da quel momento, ufficialmente, abbiamo smesso di festeggiare l’addio al celibato.
E abbiamo iniziato a festeggiare il funerale della sua dignità.

Lo trasciniamo fino all’alloggio.
Ci mette 40 minuti a fare 200 metri.
Ogni dieci passi si ferma, si appoggia a un muro, respira come un bue in salita e dice:
«Raga… non mi sento tanto bene…»

Bel colpo, Mattia. Manca solo la musica triste.

Arrivati in stanza, si addormenta vestito, scarpe comprese, in diagonale sul letto.
Non parla più. Non reagisce. Non vive, praticamente.

E quello è solo l’inizio.