Giorno 3 – “Rimpatriare un Cadavere”
Il terzo giorno Mattia parla a monosillabi.
Sono già felice che parli.
Dice “sì”, “no” e “acqua”.
Proviamo a portarlo al mare per l’ultima volta.
Lui si trascina, barcollando, come una comparsa di The Walking Dead che ha dimenticato le motivazioni del personaggio.
A un certo punto si ferma, si piega in avanti, tossisce, poi dice:
«Raga… penso che il sigaro mi abbia ucciso gli organi interni.»
Sì, Mattia, certo. Macché organi interni: è il tuo orgoglio ad aver abbandonato il corpo.
A pranzo ordiniamo tapas.
Mattia prende un ghiacciolo.
Lo finisce in 20 minuti, tremando come se stesse scalando l’Everest.
Arriva il momento dell’aeroporto.
La scena più comica?
La sicurezza aeroportuale che gli dice:
«Sir, are you okay?»
E lui:
«No.»
Punto.
Sincero come non mai.
Sul volo dorme come un sasso.
Noi lo guardiamo e ridiamo, distrutti all’idea che il “weekend di follia” si sia trasformato nel “weekend di assistenza sanitaria non richiesta”.
Quando atterriamo, Mattia apre gli occhi, guarda il finestrino e dice piano:
«Raga… io non sono fatto per queste cose.»
E noi ancora non abbiamo capito se parlasse del sigaro o del matrimonio.