LA SPA: IL RIFUGIO DEI SOPRAVVISSUTI

Dopo quell’avventura, ho fatto l’unica cosa sensata:
mi sono rinchiuso nella spa.
Per tre giorni.

Massaggi, vapori, idromassaggi.
Io immobile come un monaco tibetano che ha visto la guerra.

Sono uscito solo per mangiare.
E non sempre.

L’EPIFANIA FINALE

Quando è arrivato il giorno della partenza, ho guardato il villaggio per l’ultima volta.
Ghiaia, scalini, rampe assassine, navette creative.

E ho avuto un pensiero chiarissimo, limpido, quasi zen:

Le barriere più grosse non sono architettoniche.
Sono nella testa di chi progetta, gestisce e vende come “accessibile” quello che non lo è.

E il monociclo?
Non l’ho mai visto.
Ma forse era lì…
sulla passerella del traghetto, a fare parkour meglio di tutti noi.