Ferragosto, ore 8:30.
Il villaggio turistico a Marina di Campo era il nostro angolo di paradiso: colazione a buffet con brioches fresche, sdraio prenotate fronte mare, animatori che ti spalmano la crema solare come se stessi per partecipare alle Olimpiadi dei gommati. Eravamo lì da cinque giorni e non avevamo fatto altro che mare, piscina e dormite post-prandiali. Una vacanza perfetta… finché non ho avuto l’idea più idiota della mia vita.
Tutto è iniziato davanti a un cartello, proprio vicino al bar della piscina:
“ESCURSIONE AL MONTE CAPANNE – ADATTA A TUTTI!”
Così, scritto in maiuscolo, con una foto di famigliola sorridente in vetta.
La truffa era già lì.
Dentro di me scatta il sacro fuoco del turista ottimista: facciamo qualcosa di diverso dalla solita spiaggia.
Convincere mio marito è stato sorprendentemente facile.
«Amore, è una passeggiata. Dai, si sale tranquilli. Così facciamo un po’ di movimento.»
Lui mi guarda come si guarda un cane che sta per mangiarsi la presa elettrica ma non lo sa ancora. E annuisce.
Errore suo. Errore mio. Errore universale.
Alle 9:00 siamo sul pullman del villaggio, diretto verso Marciana.
Autobus senza aria condizionata, finestrini bloccati, profumo di crema solare scaduta e sudore in fermentazione.
Accanto a noi una famiglia con tre bambini dopati di entusiasmo, davanti una signora col cappello di paglia così largo che sembrava un ombrellone di riserva.
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