LA NAVETTA “ACCESSIBILE” (PER SMEMBRARE MOBILI IKEA)

Il terzo giorno chiedo una navetta accessibile per la spiaggia.
Risposta testuale:

“Certo signore! Abbiamo un pulmino grande! La aiutiamo noi a sollevarlo e a caricarlo dentro!”

SollevarMI.
CaricarMI.

Tipo valigia.
Tipo cantina da trasloco.

Ho immaginato per un attimo di essere smontato in 12 pezzi, riposto in una scatola con la brugola in omaggio e rimontato sotto un ombrellone.

L’ESCURSIONE IN BARCA: LA GRANDE GIOSTRA DELLE PAURE

Ma il vero apice è l’escursione in barca “accessibile”.

Dopo questa, niente mi farà più paura.
Nemmeno l’Agenzia delle Entrate.

Il gommone ha un cartello: “Salire con cautela”.
Peccato che non ci sia niente su cui salire.
Zero passerella.
Zero scaletta.
Solo un salto di mezzo metro e due marinai con lo sguardo di chi sta già vedendo il proprio funerale in HD.

Mi sollevano a braccia.
Io faccio la mia migliore espressione da “sto benissimo”, loro diventano fucsia per lo sforzo.

La carrozzina resta a terra.
Abbandonata.
Come un cane triste che ti guarda mentre parti per il mare.

Sul gommone mi applaudono.
Applausi veri.
Come se avessi scalato l’Everest invece di essere stato trasportato come una statua preziosa da due uomini traumatizzati.

La traversata è bellissima, eh.
Vento, mare, panorami.
E la certezza che se casco in acqua, finisco in Corsica a farmi adottare da una scuola velica.