Viaggiare low cost è un’arte. O almeno così credevamo. Durante il nostro tour dei mercatini di Natale — Germania, Lussemburgo, Svizzera e infine Francia — avevamo deciso che ogni euro risparmiato in parcheggi sarebbe stato investito in vin brulé e formaggi puzzolenti.
L’ultima tappa del tour era Colmar, un villaggio talmente carino che sembra uscito da una fiaba. Casette a graticcio, canali, lucine, vin brulé… e una quantità di turisti pronti a combattere per un parcheggio come in una puntata natalizia di Hunger Games.
Noi, da bravi genî del risparmio, avevamo un motto: “Mai pagare un parcheggio se esiste la possibilità di farlo gratis e pentirsene dopo.”
Giriamo per venti minuti finché, all’improvviso, appare lui: il posto perfetto.
Gratuito, spazioso, accanto a una chiesa.
Un prete che usciva proprio in quel momento ci saluta. Io lo prendo come un segno divino.
Parcheggiamo, ringraziamo mentalmente San Cristoforo, patrono degli automobilisti, e ci incamminiamo verso l’alloggio.
La mattina dopo, col cuore leggero e la macchina fotografica pronta, torniamo al parcheggio.
Solo che… il parcheggio non c’è più.
Al suo posto, un mercato.
Un enorme, fragoroso mercato settimanale che occupava ogni centimetro di piazzale, con decine di bancarelle e gente che urlava in francese come se stessero barattando fegati umani.
E la nostra macchina?
Sparita. Evaporata. Sostituita da un venditore di cipolle e un banco di formaggi puzzolenti che avevano l’odore della nostra disperazione.
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