Io e Luca, freschi di licenziamento volontario e pieni di spirito d’avventura (che poi si è rivelato essere semplice incoscienza), siamo partiti per la Thailandia con l’idea di fare “i veri viaggiatori”. Zaino, bus notturni, traghetti economici e filosofia zen.
Iniziamo da Bangkok. I primi giorni sono stati da cartolina: tuk-tuk impazziti, mercatini con odori che sfidavano la biologia, elefanti decorativi ovunque e la sensazione che ogni giornata durasse una settimana. Poi, una sera, al bar, qualcuno ci dice: “Andate a Koh Tao. Paradiso vero.”
Così, senza pensarci, prenotiamo un bus notturno per Chumphon e un traghetto alle sei del mattino.
Arriviamo distrutti. Io mi addormento ovunque, pure sul pavimento del porto. Tre ore dopo siamo finalmente sull’isola, con la pelle impastata di sonno e crema solare scaduta.
A Koh Tao abbiamo trovato una guesthouse che prometteva “vista oceano e atmosfera autentica”.
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