Cerco di ignorarle. Bevo litri d’acqua, compro una crema “lenitiva” che lenisce solo la mia pazienza, e cerco di dormire. Ma la notte è un incubo: prurito, pizzicori, formicolii. Ogni volta che mi giro sento come un leggero movimento nelle lenzuola, ma mi convinco che è la mia immaginazione.
Al terzo giorno, esasperata, decido di andare in farmacia.
Il farmacista è un uomo gentile, con gli occhiali tondi e l’aria di chi ne ha viste molte.
Gli mostro la schiena, piena di puntini rossi che sembrano opera di un artista concettuale.
Lui non dice nulla per qualche secondo, poi fa un sospiro e, con tono neutro, pronuncia due parole che mi gelano:
“Bed bugs.”
Io lo guardo, confusa.
“No no, non insetti… è un’allergia, credo. Magari il detersivo?”
Lui scuote la testa, paziente, e ripete: “Bed bugs. You wash everything.”
In quel momento, capisco.
Capisco e mi prende il panico.
Torno in camera come un agente dell’ASL in missione speciale.
Rovescio la valigia, controllo ogni cucitura, sollevo il materasso con la forza della disperazione.
Matteo mi guarda da lontano, con la faccia di chi pensa che io stia esagerando… finché non vede anche lui una minuscola sagoma marrone che si muove lenta vicino al cuscino.
Silenzio. Poi un solo, corale: “Oh no.”