Da quel momento, la vacanza si trasforma in un’operazione di guerra.
Lavo tutto nel lavandino con acqua bollente e detersivo per piatti, spruzzo disinfettante ovunque, metto gli abiti a cuocere al sole. Dormo con i pantaloni lunghi e il repellente come profumo. Matteo fa il vago, ma io lo obbligo a controllare ogni notte il letto con la torcia del telefono.
Le punture ci hanno seguito per settimane. Anche dopo aver cambiato isola, hotel, biancheria. Io continuavo a trovarne di nuove, come se mi avessero eletta regina della colonia.
Ogni volta che mi sdraiavo, avevo la sensazione che qualcosa mi camminasse addosso.
Quando siamo tornati a Bangkok, mi ero ormai rassegnata: avevo la pelle a pois e la paranoia incorporata.
Matteo dice che esagero, ma da allora, ogni volta che entriamo in una stanza d’albergo, lui guarda il soffitto. Io, invece, ispeziono il materasso come un’agente dell’antimafia.
La Thailandia è splendida, certo.
Ma io, se chiudo gli occhi e penso a quel viaggio, sento ancora un leggero prurito fantasma.