Ore 18:30 – L’imbarazzo post-liberazione
Quando finalmente restiamo soli, la padrona di casa arriva, trafelata e col fiatone.
“Mi dispiace tantissimo! È la seconda volta che succede quest’anno.”
La seconda volta.
Cioè, c’è gente che è già rimasta intrappolata prima di noi.
E lei non ha pensato, che so, di cambiare serratura?
No, troppo mainstream.
Ci offre un vasetto di miele “fatto in casa” come scusa.
Mia madre lo accetta, ma lo tiene in mano come una bomba biologica.
Io non riesco a smettere di ridere. Non un riso felice, ma quella risata isterica che ti viene quando hai toccato il fondo e ti resta solo la comicità della disperazione.
A cena, mangiamo pasta scotta e speck bruciato.
Il cane ha paura della porta e dorme in bagno.
Mia figlia continua a ripetere: “È stata la vacanza più divertente del mondo!”
Sì, certo. Divertente come un esperimento sociale su come reagisce la famiglia media quando è sequestrata da un appartamento con serratura vintage.
Epilogo
La mattina dopo, prima di uscire, nessuno osa toccare la porta.
Ci guardiamo come superstiti di un naufragio.
“Vado io,” dice mio marito.
“Piano,” sussurro.
Gira la maniglia.
Si apre.
Tutti esalano un sospiro.
Usciamo come se stessimo lasciando il carcere di massima sicurezza.
In paese, al bar, raccontiamo l’accaduto al barista.
Ci guarda, ride e dice:
“Ah, l’appartamento di Carla! Ci sono rimasti dentro anche due tedeschi l’anno scorso. Uno si è calato dal balcone col lenzuolo.”
Ecco.
Non eravamo nemmeno i primi.
Solo gli ultimi idioti della lunga saga del “chalet con vista e chiave assassina”.
Siamo tornati a casa con la certezza che non serve andare all’estero per vivere un’avventura.
Basta una serratura italiana e la voglia di staccare la spina.
Letteralmente.