Partiamo dall’inizio: Roma Fiumicino, coppia sorridente con trolley abbinati e il biglietto in mano verso L’Avana, Cuba. L’aria già profuma di rum e sigari, almeno nella loro testa.
Al banco check-in tutto procede a modo… fino a quando non procede male.
Lei passa senza problemi.
Tocca a me.
L’addetta scorre il mio passaporto come se stesse leggendo la lista della spesa e poi sorride — quel tipo di sorriso che precede la calamità — e mi dice: «Mi scusi, signore, qui c’è un problema con il nome».
«Che problema?», chiedo, curioso più che preoccupato.
Sul biglietto, al posto di Gian Luca Rossi, c’è scritto: Gianluca Grossi.
Un refuso? Eh no. Qui a Cuba non perdonano: il sistema della compagnia aera non mi riconosce come esistente. Per loro, “Grossi Gianluca” è una persona, “Rossi Gian Luca” un’altra. Due uomini diversi.
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