Parte I – La partenza (ovvero la prima trappola)
L’idea era semplice: prendere un pullman notturno, dormire un po’, svegliarsi al mare e farsi un weekend da cartolina. Biglietto economico, sito internet pieno di promesse: aria condizionata, prese USB, Wi-Fi, poltrone “ergonomiche”.
Io, pollo ingenuo, ho pensato: “Che lusso!”.
Appena arrivo alla stazione degli autobus, il lusso evapora: il mio pullman è un bestione anni ’90, con più ruggine che carrozzeria, e un autista con la sigaretta appesa al labbro come fosse parte della divisa. Non c’è Wi-Fi, non c’è aria condizionata, e la “poltrona ergonomica” è una sedia pieghevole rivestita di plastica che scricchiola a ogni movimento.
Parte II – I compagni di sventura
Salgo e scopro subito il cast di questo film horror:
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La signora col pollo arrosto, che ha deciso di portarselo come se fosse un amuleto di viaggio.
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Un ragazzo tedesco biondissimo che non smette di dire: “Italia molto passionale” con lo sguardo invasato.
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Due fidanzatini che si limonano come se il bus fosse un motel a ore.
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Un tipo che dorme già, ma russa a 120 decibel, sincronizzato con le vibrazioni del motore.
Io mi siedo accanto alla signora del pollo. Errore fatale. Dopo venti minuti lei apre il sacchetto e inizia a sgranocchiare l’animale a mani nude. L’odore invade il bus. Tutti si voltano: alcuni con fame, altri con disgusto. Io nel mezzo, intrappolato tra coscia e petto di pollo come in un rito voodoo.
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