Parte III – Il guasto mistico
Il pullman parte, arranca in autostrada, e dopo un’ora… puff. Silenzio totale. Il motore muore come in un film apocalittico.
L’autista scende, apre il cofano e comincia a bestemmiare in greco antico, spagnolo e dialetto calabrese. Noi passeggeri restiamo chiusi dentro, al buio, a metà dell’autostrada, circondati solo da tir che ci sfiorano.
La signora del pollo, per calmare gli animi, comincia a distribuirlo: “Forza ragazzi, mangiate, così passa la paura!”. Io mi ritrovo con un’ala infilata nello zaino.
Parte IV – Il pullmino della morte
Dopo due ore arriva “il sostituto”: un pulmino da venti posti. Peccato che noi siamo cinquanta.
Scatta la selezione naturale: chi finge di avere mal di cuore, chi minaccia l’autista, chi cerca di corromperlo con un gratta e vinci da 5 euro. Io, nel caos, vengo spinto dentro e mi ritrovo letteralmente seduto sulle ginocchia del tedesco, che continua a sussurrarmi: “Italia molto passionale”.
Intorno a me succede di tutto:
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Una coppia litiga perché lui ha preso il posto accanto al finestrino e lei no.
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La signora del pollo piange perché le hanno confiscato la carcassa (era considerata “ingombrante”).
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Un tizio fa partire la musica trap dal telefono senza cuffie, generando un linciaggio verbale.