Partivo da Roma convinta di andare a vivere finalmente il mio film romantico: io, la Torre Eiffel che spunta dietro un cielo azzurro, un croissant caldo tra le mani, sciarpa al vento e una playlist francese in sottofondo. Mi vedevo già protagonista di una pubblicità di profumo: capelli spettinati ma chic, luce dorata, risata spontanea. Spoiler: la realtà è stata più simile a un incrocio tra Les Misérables e Batman – Il Cavaliere Oscuro.

Giorno 1 – L’arrivo dell’orrore

Atterro a Charles de Gaulle con un entusiasmo che poteva illuminare mezza Parigi. “Fa solo un po’ fresco” mi ripeto, con un cappottino leggero che a Roma sarebbe bastato. Esco: vento tagliente, pioggia obliqua, temperatura che urla “Antartide in saldo”. L’ombrello, già alla prima folata, si rovescia come una scodella.


Prendo un taxi che costa quanto una rata di mutuo. Il tassista, dopo mezz’ora di bestemmie in francese contro il traffico, decide di fermarsi due isolati prima dell’hotel: “Non si può andare più avanti, travaux”. Risultato: io trascinando il mio trolley sui sanpietrini zuppi. A metà percorso, una ruota si stacca. Da lì in poi sembra che io stia portandomi dietro un cadavere legato alla caviglia.

Entro finalmente in camera. Online sembrava un nido chic con vista Tour Eiffel. Dal vivo: finestrina appannata che dà su un muro scrostato, odore di muffa e macchia verdastra sul soffitto che sembra un Rorschach gigante. Ci vedo la faccia di un piccione e non mi tranquillizza. Il letto? Un’amaca depressa che sprofonda al centro.