Era la mia prima volta al Lucca Comics. Doveva essere l’iniziazione nerd, il giorno in cui avrei potuto finalmente sfilare con orgoglio tra cavalieri Jedi, Sailor Moon e orchi di Warhammer. È rimasto invece il mio Vietnam personale: tre giorni in cui non ho visto neanche un cosplay decente, ma ho accumulato più bestemmie che fumetti.

Atto I – La partenza maledetta
Ore 4:30 del mattino, Padova. Due reliquie a quattro ruote: una Ford Ka del 2004 e una Punto del ’99, entrambe tenute in vita con lo sputo. Noi otto ci guardiamo con l’entusiasmo degli esploratori pronti a salpare. Dopo quaranta minuti di viaggio, la prima sosta: “Devo fare pipì”, dice una ragazza. Ok, autogrill. Fin qui, normale.

Al momento di ripartire, però, la cintura del guidatore della Punto decide di suicidarsi: bloccata, immobile, sembra cementata. Smontiamo mezza macchina: cruscotto, sedili, pannelli laterali. Una scena da “Fast & Furious versione low budget”, con noi che sembriamo più meccanici ubriachi che amici in gita. Dopo un’ora di bestemmie e cacciaviti, la cintura si sblocca. Si parte di nuovo, già stanchi come se avessimo fatto 600 km.

Atto II – L’autostrada infernale
Poco prima di Prato la tragedia: coda infinita. All’inizio pensiamo sia il classico traffico da Comics, ma poi passa un elicottero dei Vigili del Fuoco. Non è una scenografia steampunk: c’è stato un incidente mortale. Isoradio ci urla di uscire subito, ma il navigatore impazzisce e ci scaraventa in stradine random tra campagna e capannoni industriali. Nel frattempo una del gruppo, che viaggiava col suo ex, decide di litigare al telefono con un altro ragazzo: vuole organizzare un ménage à trois con la fidanzata di lui. Dentro l’abitacolo il clima è da “Trono di Spade”: gelido, intricato, pronto a esplodere.