Giorno 2 – La disfatta gastronomica

Colazione: voglio un croissant burroso e fragrante. Trovo una boulangerie all’angolo: croissant freddo, molliccio, farcito con… niente. Sembrava fatto il giorno del crollo del Muro di Berlino.
A pranzo scelgo un bistrot consigliato su TripAdvisor. Ordino con entusiasmo una soupe à l’oignon.

Mi portano un catino d’acqua marroncina con tre cipolle galleggianti e, sopra, una fetta di pane talmente dura che avrei potuto usarla per scassinare una banca. La cameriera mi dice: “Traditionnel!”. Io penso: “Medievale, forse”.
La sera voglio consolarmi con un calice di Bordeaux. Mi danno mezzo bicchiere che sa di tappo e costa quanto una bottiglia intera in enoteca a Roma.

Giorno 3 – Il sogno bagnato (di pioggia)

Decido: “Oggi la Torre Eiffel mi salva.” Mi ci reco sotto la pioggia battente, convinta che una foto bagnata abbia un fascino bohémien. Nella realtà tremo come una lavatrice in centrifuga, l’ombrello si rivolta al contrario e il vento mi sbatte contro la recinzione.
Un turista americano, impietosito, mi offre un poncho trasparente. Da lì in poi tutte le mie foto sembrano la documentazione di un sacchetto della spazzatura ambulante.
Per consolarmi compro un pain au chocolat. Il vento me lo strappa dalle mani e lo spiaccica su un tombino bagnato.

Giorno 4 – La trappola culturale

Decido di rifugiarmi al Louvre. Tre ore di fila sotto l’acqua, stretta tra giapponesi armati di ombrelli appuntiti e un francese che fuma senza pietà. Entro, corro verso la Gioconda: la vedo da tre metri, coperta da 200 cellulari sollevati. La mia foto immortala solo la nuca di un turista con cappellino rosso.
Poi mi perdo nei corridoi per un’ora: cerco l’uscita, trovo solo statue greche e scolaresche urlanti. Esco distrutta, bagnata e con le ginocchia che implorano pietà.