Avevamo deciso di prenderci qualche giorno solo per noi. Niente amici, niente parenti, niente impegni. “Relax totale”, aveva detto lei, con quell’aria da brochure di agenzia viaggi. E io, da bravo fidanzato dell’epoca, mi ero lasciato convincere. Destinazione: Terme di Saturnia, Maremma.

L’arrivo sembrava promettere bene. La strada che attraversava le colline toscane, il paesaggio da cartolina, persino i cipressi che si allineavano come soldatini pronti a darci il benvenuto. Io ero già con la testa alle vasche calde, immaginando un idromassaggio naturale gratis offerto da Madre Natura.

La realtà ha iniziato a incrinarsi già dal parcheggio: un caos di auto, camper, motorini buttati ovunque, con la gente che litigava per un buco libero. Dopo mezz’ora a girare in tondo, finalmente troviamo posto in un campo mezzo arato. Già lì ho capito che non sarebbe stata la spa silenziosa che avevo in mente.

Arriviamo alle famose cascate del Mulino. Belle, per carità: acqua turchese, rocce bianche, il vapore che sale come in una pubblicità dell’Estathé girata in inverno. Ma intorno a noi c’era l’umanità intera: famiglie con bambini urlanti, gruppi di turisti tedeschi che sembravano collaudare le GoPro per la NASA, coppiette come noi che provavano a ritagliarsi un angolo romantico su una roccia scivolosa.

Ci infiliamo in acqua. Calda, avvolgente, lo zolfo che pizzica il naso. Un piacere, davvero. Mi stavo quasi convincendo che la scelta era stata azzeccata, quando lei, improvvisamente, sgrana gli occhi e mi fa:
— “Guarda sotto!”

Io penso subito a un serpente, a un’anguilla, a chissà quale mostro marino. E invece… vedo loro: minuscoli vermetti rossi che guizzano nell’acqua come se fosse la loro festa privata.