E sì: dentro c’erano ancora loro, i minuscoli vermetti rossi superstiti, sopravvissuti al costume, all’asciugamano, al cambio e alla partenza. Un manipolo di irriducibili che aveva deciso di farsi un road trip gratis fino a Grosseto.
Io non sapevo se ridere o piangere. Lei gridava: “Oddio, oddio, li sento ancora!” e io che provavo a convincerla: “Ma sono innocui, lo diceva anche quel tizio! Sono bioindicatori!”
Niente, ormai era guerra aperta.
La scena: lei, in reggiseno e mutande sull’orlo di un campo toscano, che saltava come su un tappeto elastico cercando di liberarsi dei vermetti. Io che cercavo di fare da scudo con l’asciugamano per non farci riprendere dai turisti di passaggio. Un cane da caccia che ci guardava con aria perplessa, come a dire: “Questi non stanno bene”.
Il resto del viaggio l’abbiamo fatto in silenzio, io con le mani sul volante e lei con lo sguardo fisso fuori dal finestrino, come se stesse rivalutando ogni scelta di vita che l’aveva portata lì.
Solo quando siamo arrivati a casa, ha rotto il silenzio con una frase secca:
— “Mai più terme.”
Io ho annuito. Ma dentro di me pensavo: “Altro che relax… se volevamo ravvivare la coppia, bastava litigare. Era meno traumatico che scoprire i vermi rossi autostoppisti nelle mutande.”
E ancora oggi, ogni volta che qualcuno nomina Saturnia, non penso all’acqua calda, né alle cascate da cartolina.
Penso solo a quei minuscoli vermi rossi, tenaci come ex che non mollano mai.