Correva la fine degli anni ’90. Internet era una roba da ufficio, e per andare in Germania a trovare i parenti ci si affidava al grande trio dell’epoca: atlante stradale, cartine dell’ACI e… l’istinto maschile di mio marito e di suo padre.
 
Il piano sembrava semplice: partenza da Venezia di mattina, pranzo veloce in autogrill e arrivo a Norimberga entro sera. Un giorno, massimo. Ma già al Brennero capii che sarebbe stata un’odissea.
 
Atto I – Il bivio maledetto
 
A Innsbruck mio suocero, che guidava l’auto “principale”, decide di ignorare la cartina. “La conosco io la strada! Ho fatto il camionista per vent’anni!”, proclamava. Peccato che il suo periodo da camionista risalisse ai tempi della Germania Ovest, con cartelli che ora nemmeno esistevano più.
Arrivati a un bivio, lui tira a destra, mio marito dietro grida “è a sinistra!”, sterza e… puff. In due secondi, due macchine separate, due destini paralleli.
E niente cellulari per ritrovarci. Solo la vaga idea che “ci si vede direttamente dai parenti”.
 
Atto II – La cartina stregata