La mia prima volta in Belgio cominciò come tutte le grandi disavventure: con un volo Ryanair da dieci euro.
Era una di quelle offerte che ti fanno credere di essere un genio della logistica: “Un biglietto per Bruxelles a meno del prezzo di un panino in stazione? Preso!”. Peccato che il volo accumulò un ritardo di oltre otto ore. Otto ore passate a guardare la stessa porta d’imbarco, a difendere la mia presa di corrente come se fosse l’ultima fetta di pizza e a sentire madri urlare ai bambini che “siamo in vacanza, DIVERTITI”.

Naturalmente, al momento di chiedere il rimborso, Ryanair si inventò una scusa degna di un film di fantascienza. Il ritardo era colpa del vento, del traffico aereo o forse dell’oroscopo. Fatto sta che arrivai a Bruxelles alle due di notte con le occhiaie di un panda e l’entusiasmo di chi sta già pensando: “forse potevo restare a casa”.

Ma ero pronta a tutto: era il mio primo viaggio con Couchsurfing.
Per i non iniziati: Couchsurfing è una piattaforma che ti permette di dormire gratis sul divano di perfetti sconosciuti. In teoria, uno scambio culturale, una forma di ospitalità globale, “mi apri casa tua, io ti apro il cuore e cucino una carbonara”. In pratica: un terno al lotto, con possibilità che tu finisca la serata bevendo vino con un diplomatico o chiuso in freezer con un serial killer.