Era agosto, e noi due, reduci da settimane di musi lunghi e mezze frasi, ci siamo detti:
“Facciamo una vacanza insieme, così ci chiariremo.”
Io, illusa, pensavo a cinque giorni di mare, passeggiate romantiche e aperitivi al tramonto. In realtà stavo firmando il contratto per la guerra dei Roses versione low cost.

Giorno 1 – La partenza fantozziana

Partiamo da Padova all’alba, convinti di “evitare il traffico”. Risultato: coda già a Mestre, e la nostra Punto del 2002 comincia a dare i primi segnali di cedimento. La spia rossa del radiatore lampeggia come una bomba a orologeria.
Io: “Fermiamoci, sta uscendo fumo.”
Lui: “Ma no, è normale. È umidità.”
Dieci minuti dopo, eravamo fermi sulla corsia d’emergenza, con il cofano che sembrava un camino di Taranto.

Arriva il carro attrezzi. Il meccanico ci parla come se fossimo due turisti sprovveduti (che lo eravamo): macchina ferma per giorni, unica soluzione: auto sostitutiva. E lì ci consegnano una Panda gialla anni ’90 senza aria condizionata. Dentro c’era ancora un deodorante “pino silvestre” fossilizzato dal ’98.

Temperatura esterna: 41 gradi. Temperatura interna: quella di un forno a legna.

Giorno 2 – Prima lite ufficiale

Il primo giorno di mare lo saltiamo perché tra carro attrezzi e officina abbiamo perso tutto il pomeriggio. Arriviamo in albergo stremati, sudati, incattiviti. Lui pretende di guidare sempre, io pretendo di aprire il finestrino. Discussione sul fatto che “col finestrino aperto entra polvere”.
Risultato: cinque ore di viaggio con i finestrini chiusi, effetto sauna finlandese, e io con i capelli appiccicati alla fronte come uno straccio.