“Tranquillo — dice un tizio accanto a noi, con l’aria da esperto — sono larve di Chironomidi. Innocue, anzi, indicano che l’acqua è pulita.”
Pulita? Io stavo già pianificando un esorcismo allo zolfo. Ma vabbè, mi fido. Lei ride, si rilassa di nuovo, e passiamo un paio d’ore a mollo tra vermetti e selfie forzati, convincendoci che “fa parte del pacchetto naturale”.
Poi arriva il ritorno. Ci cambiamo alla bell’e meglio dietro la macchina, come fanno tutti. Io asciugo il costume e lo butto nello zaino. Lei si riveste di fretta, sorride, accende la radio e partiamo.
Dopo qualche chilometro, il silenzio. Poi, una faccia strana. Lei si muove a scatti sul sedile, si agita.
— “Aspetta… io… sento qualcosa…”
— “Cosa senti?”
— “Un solletico… no, non è solletico. È movimento.”
Io penso al peggio: una vespa intrappolata, un crampo, un attacco d’ansia. E invece lei, rossa come un peperone, urla:
— “CI SONO I VERMI NELLE MUTANDE!”
Panico. Freno, accosto, rischio di finire nel fosso. Lei salta giù dalla macchina in mezzo alla strada sterrata, si toglie i pantaloni più veloce di un pilota di Formula 1 e inizia a sventolare le mutande come una bandiera della resa.
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