Dopo un’ora di ricerche troviamo un ostello tristissimo, mezzo vuoto, con l’atmosfera di un documentario sulla depressione economica.
Naturalmente dobbiamo condividere la stanza.
All’una di notte lui inizia a russare.
Ora, io non voglio discriminare chi russa. Non è colpa loro.
Ma il mio cervello, dopo tre minuti di quel rumore, entra in modalità “cronaca nera”.
Io ero partito per vivere quattro giorni da orso solitario nella Sardegna selvaggia e mi ritrovo invece in un ostello sovietico ad ascoltare il respiro di un indipendentista col leone di San Marco tatuato sul bicipite.
La mattina dopo atterriamo a Treviso.
Questo tizio aveva:
- valigie col leone di San Marco
- maglietta col leone di San Marco
- tatuaggio del leone di San Marco
Praticamente sembrava il merchandising ufficiale della Serenissima.
All’uscita dell’aeroporto c’era un poliziotto che si faceva tranquillamente i fatti suoi. Lui lo guarda male e commenta:
“È il solito modo arrogante dello Stato italiano di controllarci.”
Controllarci.
Fratello, nessuno ti stava guardando. Sembravi solo un banco souvenir di Venezia che aveva perso la coincidenza.
Qualche mese dopo mi scrisse chiedendomi il voto per la lista in cui era candidato.
Considerando che non era riuscito a organizzare quattro giorni in Sardegna senza trasformarli in un’operazione NATO, diciamo che ho votato seguendo la mia coscienza.
Il risultato elettorale, manco a dirlo, fu il solito:
zero virgola qualcosa.