• la doccia perdeva direttamente sul corridoio
  • il wifi funzionava solo vicino alla finestra del bagno inesistente
  • il frigo faceva un rumore identico a un trattore diesel acceso

La seconda notte veniamo pure svegliati alle tre da qualcuno che cercava di aprire la porta urlando qualcosa in ungherese.

La mia ragazza, nel panico:
“Chi è?!”

E da fuori una voce tranquillissima:
“Scusate, ho sbagliato Airbnb.”

Come se fosse normale.

Il giorno dopo decidiamo almeno di consolarci alle terme. Bellissimo, tutto perfetto, finché non mi accorgo che l’armadietto non si apre più e dentro ci sono vestiti, telefono e documenti.

Resto in costume bagnato per quasi un’ora mentre un addetto mi guarda armeggiare con la chiavetta elettronica completamente impazzita.

Alla fine lo apre con un calcio.

Giuro.

Siamo tornati a casa distrutti, litigati e con 96 euro spesi in caffè obbligatori per poter andare in bagno.

Ancora oggi quando sento la frase “appartamento autentico nel cuore della città” mi viene l’ansia.