Self check-in.
Il codice non funziona.
Proviamo una volta. Niente.
Due. Niente.
Dieci. Niente.
Scriviamo al proprietario.
Risponde dopo venti minuti:
“Avete provato con cancelletto?”
Quale cancelletto?
Ce n’erano tre.
Alla fine entriamo.
La casa era anche carina, per carità. Piccola, pulita, con vista mare se ti sporgevi dalla finestra del bagno e accettavi il rischio di cadere.
Solo che mancavano le lenzuola del divano letto.
Scriviamo di nuovo.
Risposta:
“Dovrebbero essere nel mobile.”
Nel mobile c’erano: una tovaglia cerata, due cuscini tristi e un phon del 1998 che faceva odore di tostapane.
Per non litigare, dormiamo tutti un po’ dove capita.
La mattina dopo vogliamo andare in spiaggia presto.
Alle nove siamo già pronti.
Alle nove e dieci stiamo ancora cercando il costume di nostro figlio, che ovviamente era rimasto in macchina.
In macchina, cioè giù nel parcheggio blu conquistato la sera prima come una terra promessa.
Mio marito scende a prenderlo.